20 aprile 1893 – 25 dicembre 1983
Joan Miró nasce a Barcellona il 20 aprile 1893. Figlio di un orefice e nipote di un ebanista, comincia a disegnare all’età di 8 anni. Ultimati gli studi commerciali, cui era stato costretto dal padre, inizia controvoglia a lavorare come contabile per una ditta di Barcellona. Tuttavia, colto da una forte depressione dovuta all’impossibilità di dedicarsi all’arte, e ammalatosi di febbre tifoidea, nel 1911 si stabilisce per un lungo periodo nella proprietà di famiglia a Montroig del Camp, per la convalescenza. L’ambiente campagnolo con cui viene a contatto in questi luoghi suggestionerà direttamente e indirettamente buona parte della sua opera.
Nel 1912 Joan Miró, entra alla Scuola d’Arte di Francesc Galí a Barcellona, dove scoprirà il Fauvisme, nonché l’opera di Van Gogh, Cézanne, Gauguin, Matisse e Picasso. Visita anche la prima mostra di pittura cubista allestita in Spagna, presso la galleria Dalmau di Barcellona. Nello stesso anno conosce il ceramista Josep Llorens Artigas, con il quale collaborerà assiduamente. L’anno successivo stringe, invece, amicizia con Antoni Gaudí.
A Barcellona, nel 1914, Miró affitta uno studio insieme a Enric Cristòfol Ricart, con cui condividerà l’atelier per circa cinque anni.
Nel 1918 si tiene la sua prima esposizione personale alla galleria Dalmau, dove vengono esposti dipinti e disegni. La mostra si rivela un fallimento: pubblico e critica stroncano all’unanimità il lavoro dell’artista.
Al 1920 risale il primo viaggio di Joan Miró a Parigi: lì conoscerà il connazionale Picasso, che gli garantirà il suo appoggio dal punto di vista professionale e con il quale instaurerà un duraturo rapporto di amicizia. La capitale francese porta alla sua conoscenza anche il circolo Dada di Tristan Tzara, che esercita una forte attrattiva su di lui.
Nel frattempo, la critica inizia a parlare positivamente delle opere di Miró, che ottengono una buona visibilità anche in Francia, grazie alla prima personale parigina dell’artista alla Galerie La Licorne.
Tra il 1923 e il 1924, Joan Miró entra in contatto con Masson ed è attraverso la sua amicizia che nel 1924 aderisce al movimento surrealista. Nel 1925 espone alla galleria Pierre di Parigi: questa seconda mostra francese è un successo di pubblico e di critica, e una parte dei dipinti dell’artista viene venduta.
Continuando a risiedere alternativamente a Parigi e Montroig del Camp, si dedica, spronato dall’amico André Breton, a una pittura improntata al più «puro automatismo». Forme in completa libertà, né astratte, né figurative, neanche «simboliche» nel senso comune del termine, si muovono su una superficie da cui è scomparso ogni effetto prospettico. Un grafismo sempre molto deciso si unisce alla struttura analogica propria del Surrealismo nel celebre Nudo del 1926. Nello stesso anno insieme a Max Ernst, Miró realizza la scenografia del surreale Romeo e Giulietta messo in scena dalla compagnia dei Balletti Russi.
Sempre nel 1926, Miró espone per la prima volta a New York, al Brooklyn Museum, partecipando a una collettiva curata da Marcel Duchamp e Katherine Dreier.
L’artista intraprende poi, a partire dal 1928, nuove ricerche: sviluppa l’idea di reinterpretare, attraverso il gioco delle associazioni mentali, i quadri dei maestri del XVII secolo e anche la pubblicità; lo stesso processo di disintegrazione e ricostituzione viene applicato da Joan Miró a opere su carta, collages e «oggetti surrealisti». Già dal 1927, Joan Miró aveva sperimentato il «quadro-poema», cioè l’iscrizione diretta sulla tela di qualche frase poetica tra i suoi consueti asterismi.
Nel 1929, dopo aver sposato a Palma di Maiorca Pilar Juncosa, con la quale si trasferì stabilmente a Parigi, introduce nel gruppo di surrealisti Salvador Dalí, che aveva conosciuto in Spagna due anni prima.
Al 1930 risalgono la nascita della sua unica figlia, Maria Dolors, la conoscenza con Pierre Matisse, e la pubblicazione di alcune delle sue litografie, le prime di un’abbondante produzione.
Nel 1932 si trasferisce a Barcellona, pur recandosi regolarmente a Parigi.
Nel 1933 hanno luogo diverse esposizioni dell’artista a Londra, New York e Parigi. In questo periodo, Miró si cimenta nell’acquaforte, dedicandosi anche alla scultura. Dal 1934 al 1937, sperimenta tutti i tipi di nuovi supporti per la propria pittura (carta vetro, carta catramata e cellotex, un materiale industriale), mentre ritorna all’interpretazione poetica del «reale» che aveva contrassegnato i suoi esordi. Tra San Francisco, Los Angeles, Hollywood, New York, Londra, Copenaghen, Berna e Tenerife, si moltiplicano le esposizioni delle sue opere.
Profondamente colpito dalla guerra di Spagna, e trasferitosi nuovamente a Parigi, Joan Miró esegue, nel 1937, una pittura murale per il padiglione della Repubblica Spagnola all’Esposizione internazionale della capitale francese.
Nel 1940, a seguito dell’occupazione tedesca di Parigi, Miró rientra in Spagna e vive in assoluta solitudine prima a Palma di Maiorca, poi a Montroig del Camp, e infine a Barcellona, rifiutando esplicitamente ogni partecipazione a manifestazioni artistiche organizzate dal regime franchista.
L’artista catalano rimane, in questo periodo, professionalmente isolato, ma riemerge nel 1945, grazie a Matisse, che importa di nascosto negli Stati Uniti alcune sue opere, organizzando una mostra.
Del 1947 è la grande decorazione murale per l’Hotel Terrace Palace di Cincinnati.
L’anno successivo conosce Aimé Maeght, che diventa suo mercante a Parigi e sarà editore di buona parte delle opere grafiche e dei libri dell’artista; inoltre, il dipinto murale eseguito a Cincinnati viene presentato al M.O.M.A. di New York.
Un altro dipinto murale, questa volta commissionato nel 1950 per la sala da pranzo dell’Harkness Commons dell’Università di Harvard, viene esposto a Parigi da Maeght, prima di essere installato in Massachussets.
Nel 1954, alla XXVII Biennale di Venezia, Miró riceve il Gran Premio Internazionale per la Grafica.
Due anni dopo, l’artista si trasferisce definitivamente a Son Abrines, nei pressi di Palma di Maiorca, in una grande casa-atelier, dove abbandonerà temporaneamente la pittura, per dedicarsi prevalentemente alla grafica e alla ceramica.
La parete del sole e La parete della luna, decorazioni del monumentale muro di ceramica per il Palazzo dell’UNESCO a Parigi, furono realizzate nel 1958, ispirate dalle pitture rupestri delle grotte di Altamira, visitate insieme ad Artigas. Le opere gli varranno, nel 1959, il Guggenheim International Award, ricevuto negli Stati Uniti dalle mani del Presidente Eisenhower.
All’inizio degli anni Sessanta Miró sostituisce il dipinto murale dell’Università di Harvard, in cattive condizioni di conservazione, con una decorazione in ceramica eseguita in collaborazione con Artigas.
Proprio negli Stati Uniti verrà influenzato dalla pittura informale americana. La sua opera, che non aveva mai cercato la completa astrazione bensì un linguaggio surreale poeticamente semplificato, nell’ultimo periodo si abbandonerà al trionfo fantastico del colore puro, in una gioiosa libertà formale.
Negli anni successivi, diverse mostre con le sue opere saranno organizzate in vari luoghi: a Parigi (storica la retrospettiva del 1962, presso il Musée National d’Art Moderne), New York, Barcellona, Milano (presso la Galleria del Naviglio), Londra (alla Tate Gallery), Zurigo, in Giappone, a Philadelphia, Minneapolis, Cleveland, Chicago.
Nel 1965 Derrière le miroir, la rivista di Maeght, dedica un numero monografico ai dipinti su cartone di Miró.
Nel 1968 l’artista riceve una laurea honoris causa dall’Università di Harvard e all’inizio degli anni Settanta esegue un’enorme decorazione murale in ceramica per l’aeroporto di Barcellona, insieme ad Artigas. In occasione del suo ottantesimo compleanno, si tengono numerose celebrazioni: sono allestite mostre e rassegne in Francia, in Svizzera, in Germania, in Spagna.
Nel 1975, con la morte di Francisco Franco, ha termine la dittatura spagnola alla quale Miró si era sempre apertamente opposto. Nello stesso anno, la Fondazione Miró, con sede nel parco del Montjuïc di Barcellona, apre al pubblico con una selezione di opere donate dall’artista.
Negli anni che precedono la sua morte, nonostante l’età avanzata, Joan Miró continua la sua produzione artistica, ulteriormente premiata e riconosciuta attraverso un’altra laurea honoris causa, questa volta da parte dell’Università di Barcellona, la Medaglia d’Oro per le Belle Arti da parte di Re Juan Carlos, nonché una grande manifestazione a Milano, con sette mostre allestite contemporaneamente in suo onore.
Il 25 dicembre del 1983, all’età di novant’anni, Joan Miró muore a Palma di Maiorca. Viene sepolto a Barcellona, nel cimitero del Montjuïc.